sabato 11 ottobre 2014

OGGI MATERA-REGGINA (ore 19.30, diretta Lega Pro Channel)

MATERA VUOL DIRE MATURITA’
Nel 1993 capimmo perché quella lucana era definita la città dei sassi

Il nostro biglietto dell’ultimo Matera-Reggina (0-0) disputato
Dopo il secondo derby, finito con una vittoria sonante, si viaggia a Matera contro una squadra che ha iniziato bene il suo campionato. La vittoria sul Cosenza ha portato sicuramente benefici, ha rinfrancato l’ambiente e soprattutto la squadra finalmente capace di regalare una soddisfazione ai propri tifosi. La gara col Cosenza è stata raccontata in vari modi, da una parte diciamo con visione ottimistica, si è letto che la Reggina ha disintegrato il Cosenza con la forza del suo gioco; i più realisti hanno scritto e detto di un Insigne in grado di decidere il match pur nell’ambito di una buona gara nel complesso. Difficile dire che ci ha visto meglio, il calcio è opinabile, quando si entra nello specifico forse si è meno lontani dalla realtà. Noi abbiamo visto una partita che si è incanalata sul giusto binario sin dall’avvio, con il gol di Insigne. Dopo il gol abbiamo inspiegabilmente sbandato in un paio di occasioni e difeso malino su due piazzati. Passato il pericolo c’è stata la seconda verticalizzazione che ha definitivamente spento il Cosenza.

Siamo felici che il nostro modo di giocare abbia preso vie più brevi di quell’inconcludente fraseggio visto in precedenti occasioni. Anche nella gara precedente, seppur col modulo Reggina, si era visto qualcosa di diverso sotto quest’aspetto; però da qui a dire che abbiamo sempre giocato bene, esagerando in maniera oggettiva, ce ne passa. Noi non siamo né ottimisti né pessimisti, ci stiamo limitando a raccontare cosa succede. Sintetizzando il concetto avremmo potuto scrivere Insigne 3 – Cosenza 0, non l’abbiamo fatto perché riteniamo il calcio uno sport di squadra. Dobbiamo ammettere però che a volte capita che le gare siano decise dal singolo, sono eventi eccezionali ma esistono ad ogni livello; Maradona ha vinto un Mondiale con compagni del calibro di Cuciuffo, con tutto il rispetto. Se non s’inventa le doppiette con l’Inghilterra e col Belgio, magari l’Argentina esce prima di arrivare in finale.

Tornando alla Lega Pro diciamo che l’exploit di Insigne pone nuovi temi alle nostre riflessioni. Robertinho sarà guardato in maniera diversa, bisognerà trarre vantaggio da ciò, coinvolgendolo quando può colpire le difese avversarie e cercare di proporre alternative che sfruttino le attenzioni a lui dedicate. La questione è decisiva perché la squadra deve venir fuori di personalità, infatti pur ritenendo Insigne il miglior giocatore della Lega Pro, lo stesso non crea quel solco tra lui e ciò che gli gira intorno, fatte le ovvie proporzioni, dell’esempio fatto in precedenza. Insigne può concretamente diventare la ciliegina di una torta, il quid in più, il jolly che vince una mano; l’errore sarebbe quello di caricarlo di eccessive responsabilità, perché se diciamo che sono giovani, lui è quello da tutelare proprio in questo momento di meritata notorietà.

L’abbiamo scritto la settimana scorsa, pensavamo che il baffuto avesse preso le redini della panchina definitivamente, data l’ormai nota scadenza della sua pazienza tecnica (5 partite), invece Cozza è tornato in sella ed ha ceduto al modulo Reggina a partita ormai decisa: il passaggio al 3-5-2 nella parte finale è sembrato più che altro qualcosa di simile, con lancetta invertita, che faceva Ancelotti fingendo di schierare Kakà attaccante per far contento Silvio… poi piano piano lo arretrava dove doveva giocare.

Abbiamo martellato sui piazzati nonostante l’argomento sia troppo spesso liquidato da tutti con frasi di circostanza.  Bene, sarà un caso ma siamo passati dalla zona mista (che non siamo in grado di fare) al secondo tentativo di zona totale. Ancora non ci siamo nei movimenti ma si è cambiato, quindi ovviamente un problema c’era! Sbagliata impostazione nel pre-campionato e tempo perso per cinque gare è la naturale considerazione che dovrebbe essere pacifica ma sappiamo di sprecare bit. Sarà un caso ma i gol che decidono il derby sono frutto di concetti opposti a quanto visto nelle precedenti gare, cioè, palle in verticale, anche lunghe.  E sarà pure un caso che a Castellamare si propone un certo modulo e si perde, si torna ad uno più spregiudicato e si vince.

La gara di stasera si giocherà un campo storicamente difficile visti i risultati ottenuti (mai vinto), l’ambiente l’abbiamo vissuto nella sua ostilità nell’ultima gara giocata a Matera. Eravamo molto giovani quando scoprimmo perché “in realtà” Matera è definita la città dei sassi: arrivavano anche a pallonetto da dietro la curva all’epoca messa a nostra disposizione. Era la Reggina di Ferrari che duellava col Perugia per la prima posizione in quel girone d’andata, con Mollica o Passiatore in avanti.

Oggi il Matera è allenato da quell’Auteri molto vicino alla panchina amaranto all’inizio della scorsa stagione. Non ci è mai piaciuto il suo calcio ma gli riconosciamo una certa praticità, soprattutto in Lega Pro, forse la B è ancora di un livello troppo alto per il suo gioco particolare. Praticamente difende a cinque, lungo, per non subire contropiede e stare sempre abbastanza coperto, lancia tre punte tanto sa che qualcosa pesca in una partita. Se avete sommato fanno nove col portiere, i due che rimangono devono soffrire a centrocampo, cercare di non sprofondare nell’ampio buco in cui si trovano e, potendo, far girare la squadra. Sono gli ultimi arrivati ma hanno fatto qualche risultato, ci hanno messo la giusta concentrazione nella maggior parte dei casi, non sono né il Messina né il Cosenza, rappresentano comunque una squadra dai valori inferiori ai nostri, come è spesso capitato a Matera, fosse la volta buona che...
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