mercoledì 25 novembre 2020

CIAO DIEGO


Il calcio si è fermato. Un messaggio, il classico su whatsapp, di quelli che ti gelano il sangue e dici non ci credo: «È morto Maradona». È morto Diego, il calcio ha perso nella sua vita terrena il suo Dio, ma Diego rimarrà per sempre, ci sarà sempre. 

Noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo giocare Diego, tutti nei cortili abbiamo provato ad emularlo, anche quelli nei campi veri hanno provato ad emularlo, ma come fai ad emulare colui che è stato un Dio? Diego è morto ma, si sa, le leggende non muoiono mai. E ci vengono in mente i suoi trionfi, l’unico a vincere a Napoli due Scudetti più una Coppa Uefa che per la qualità delle contendenti era una specie di Champions League.

Due finali mondiali consecutive, una vinta a Città del Messico e una persa a Roma contro la Germania. Già, Italia ’90, nella sua Napoli ci sbatté fuori ai rigori da un Mondiale che sentivamo già nostro. E poi ci sono le istantanee, i gol, quello che fece fare a Simone Giacchetta con un assist di mano, quello col Verona in pallonetto da trequarti campo, quello al Milan e provateci voi a fare gol a pallonetto da fuori area mentre un portiere enorme come Giovanni Galli vi viene incontro. Sì, ok, provateci ma fatelo di testa. Nessuno l’ha fatto, l’ha fatto Diego.

Oppure provate voi a fare gol su un cross rasoterra, provateci ma fatelo di testa. Nessuno l’ha fatto, l’ha fatto Diego. Per non parlare di quella punizione a due in area contro la Juve, contro Tacconi, a otto metri dalla porta scavalcando la barriera per metterla all’incrocio, provateci se volete far ridere gli altri non riuscendo mai a fare gol. Nessuno l’ha fatto, l’ha fatto Diego. 

E dopo una guerra che il popolo argentino ha patito contro gli inglesi, in Messico nell’86 prima ha fatto gol di mano, “La mano de Dios” e poi prese palla nella sua metà campo, salto tutti gli inglesi e la mise dentro. Il gol del secolo, il “barrilete cósmico” come lo definì il più grande radiocronista argentino, Victor Hugo Morales.

Resta la rabbia per tutto quello che ha combinato fuori dal campo ma fosse stato banale non sarebbe stato Diego. Lui, nato povero, non ha mai smesso di lottare contro i grandi, lui riscatto di due popoli, argentino e napoletano. Gli ultimi che con lui sono diventati i primi. Resta il dolore mentre le lacrime scendono. Piange Napoli, piange l’Italia, l’Argentina, il Mondo. Perché Diego era il calcio e il calcio è di tutti. E come disse Victor Hugo Morales quel giorno: «Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime». Ti sia lieve la terra, Diego.